Questo è il posto dove lascio la mia mente vagare a briglie sciolte.
Amo
Leggere, scrivere, i dolci, fare sport, nuotare, viaggiare, camminare, stare senza far nulla a fissare l'orizzonte, le giornate invernali fredde ma col sole
Odio
L'ipocrisia
Leggo
Di tutto di più anche se snobbo i best seller. Qui sotto trovate il link alla mia libreria virtuale (ci sono tutti i libri che ho letto, anche quelli che ho letto solo per capire perchè avessero tanto successo) ;o)
Ascolto
Non ho un genere preciso. In generale non sopporto Gigi D'Alessio & co. però
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Ho appena letto unanotizia per me agghiacciante:in Francia si sta pensando di riformare la lingua e di abolire il congiuntivo e ovviamente si è aperto il dibattito per imitare il provvedimento anche in Italia.
Curioso: ne parlavo proprio ieri con un’amica.
Chi mi conosce sa che sono totalmente contraria ad una simile operazione.
Io adoro il congiuntivo e mi è piaciuta molto l’interpretazione di
Severgnini sul perché della sua scomparsa che ho letto tempo fa:
“Il congiuntivo è moribondo. Omicidio, suicidio o evento accidentale? Nessuna di queste cose. Credo si tratti della conseguenza logica di un fenomeno illogico. Sempre meno gente, quando parla, esprime un dubbio; quasi tutti hanno opinioni categoriche su ogni argomento (vino e viaggi, sesso e sentimenti, case e calcio). Pochi, per esempio, dicono "Credo che il Milan sia favorito". Molti invece affermano "Credo che il Milan è favorito" (i milanisti, sognando lo scudetto; i tifosi delle altre squadre, pensando a certi gol misteriosamente annullati). La crisi del congiuntivo, quindi, non deriva dalla pigrizia, ma dall'eccesso di certezze. L'affermazione "Speravo che portavi il gelato" non è solo brutta; è arrogante ("Come si permette, questa qui, di venire a cena senza portare il gelato?"). La frase "Speravo (che) portassi il gelato" è invece il risultato di una piccola illusione, che segue una delusione contenuta e filosofica. Accade, nella vita, che la gente dimentichi di portare il gelato. La crisi del congiuntivo coincide col tramonto di verbi quali "penso", "credo", "ritengo". Pochi oggi pensano, credono e ritengono: tutti sanno, invece, e comunicano. L'assenza di dubbio è una caratteristica della nuova società italiana. A furia di sentirci dire (dalla pubblicità, dalla televisione, dalla politica) che siamo belli, giusti e simpatici, abbiamo finito per crederci. Il risultato è che le conversazioni si sono trasformate nello scambio di comunicati emessi dall'ufficio-stampa che ognuno di noi si porta nella testa. Non solo. Chi esprime un po' di cautela (con relativo congiuntivo) rischia di passare per insicuro. Non da oggi, a dir la verità. Ricordo il mio esame per diventare giornalista professionista, a metà dei remoti anni Ottanta. Durante la prova orale, iniziavo ogni risposta con "Credo che sia...", "Mi sembra si tratti...". Il commissario s'è irritato: "Smetta di dire 'credo' e 'mi sembra'. Le cose le sa o non le sa!" Gli ho risposto che vivevo in un Paese (l'Inghilterra) dove dicono "I believe..." prima di dirti che ore sono: l'orologio potrebbe essere fermo. Mi rendo conto d'aver sbagliato. Gli orologi degli "scongiuntivati" vanno sempre. E' la testa, ogni tanto, che si ferma.”(da IoDonna del 15 novembre 2003)
Fin qui tutto bene, come direbbero a radio Deejay.
Almeno a Milano, visto che in Abruzzo sta crollando tutto.
Quasi spero sia un bel colpo di spugna per ricominciare tutto daccapo.
Tutto bene dicevo, a parte:
- la pioggia;
- lo stato di jetlag perenne in cui vivo visto che non vedo più la luce;
- i ritardi di trenitalia;
- la stressante ricerca della casa;
- il non aver ancora visto la neve;
- i tempi morti;
- varie ed eventuali.
Questo fine settimana cambio ospite (nel senso di chi mi ospita) e dovrei riuscire a scroccare una connessione e aggiornarvi meglio.
See you soon (spero)
Tra qualche ora parto. Sì, ma non per il post-ponte-dell'Immacolata.
Signori e signore, la vostra blogger parte alla volta di Milano.
Pensare che in 26 anni ci sono stata una volta coi miei (facevo le elementari e non ricordo nulla) ma tra il 4 e il 26 novembre sono salita ben 3 volte.
Eh sì.
Perchè, udite, udite!, ho fatto le selezioni per il master in giornalismo di Campus Multimedia (quello Iulm+Mediaset per intenderci; sì, proprio quello pubblicizzato in tv) e le ho pure passate! 13sima.
E' un bel numero in fondo...
Morale della favola: nei prossimi 2 anni potrei finire a fare lo stage a
StudioAperto o, peggio, Tg4 (brrrrrr).
Beh, basta che facciano una ricerchina su di me per non ritenermi
compatibile con le loro linee editoriali.
E poi Fede le vuole tutte alte e bionde (e vista l'aria che tira magari pure abbronzate ahah). Incrociate le dita per me comunque ;oP
Non so quando riavrò una connessione, quindi vi saluto con un video che avrei voluto postare il 10 dicembre per l'anniversario della Dichiarazione dei diritti dell'uomo.
A presto