Questo è il posto dove lascio la mia mente vagare a briglie sciolte.
Crisi. Recessione. Rilanciare l'economia. Incentivare i consumi. Non si parla d'altro da mesi. Eppure c'è chi non vede solo il lato negativo, ma individua nel difficile periodo che stiamo vivendo un'opportunità per imparare a consumare meglio e lanciare uno stile di vita incentrato sulla qualità, piuttosto che sulla quantità. A teorizzare un sistema economico alternativo, è il fondatore della bioeconomia, Nicholas Georgescu-Roegen che definisce "decrescita" un modello basato su principi ecologici, ovvero sulla misurazione del benessere e della qualità della vita. Un'idea che si pone in contrapposizione all'attuale economia, basata sull'utilizzo di materie prime, ormai sempre più limitate. Secondo questa teoria, inoltre, la crescita economica misurata solo attraverso il PIL (Prodotto Interno Lordo) non è sostenibile per l'ecosistema della Terra. Bisogna, quindi, guardare ad un modello alternativo, ad un altro indicatore economico. Così negli ultimi anni sono nati vari movimenti in tutto il mondo che propongono il modello della decrescita felice, alla base del quale non c'è il PIL, ma il FIL (Felicità Interna Lorda): si passa quindi dall'economia fondata sulla produzione ad un sistema che contempli come elemento primario la felicità. La decrescita, quindi, non è intesa come regressione o ritorno ad una età arcadica, ma come riduzione degli sprechi. Non eliminare il telefonino, ma usarne uno e cambiarlo solo quando non funziona più. E mentre i governi occidentali provano a far fronte alla crisi incentivando i consumi, nascono gruppi, non ancora ben coordinati tra loro - come i Gruppi d'Acquisto Solidale, comunità intere che fanno un'unica lista della spesa per risparmiare - che si ispirano a questi principi e manifestazioni come Fa' la cosa giusta (fiera del consumo critico), M'illumino di meno (contro gli sprechi energetici), Lascio l'auto a piedi (contro l'abuso delle automobili).