Questo è il posto dove lascio la mia mente vagare a briglie sciolte.
Amo
Leggere, scrivere, i dolci, fare sport, nuotare, viaggiare, camminare, stare senza far nulla a fissare l'orizzonte, le giornate invernali fredde ma col sole
Odio
L'ipocrisia
Leggo
Di tutto di più anche se snobbo i best seller. Qui sotto trovate il link alla mia libreria virtuale (ci sono tutti i libri che ho letto, anche quelli che ho letto solo per capire perchè avessero tanto successo) ;o)
Ascolto
Non ho un genere preciso. In generale non sopporto Gigi D'Alessio & co. però
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Si accettano consigli.
Un ruzzanivol (spinginuvole, sognatore). Questo è Andrea Rodini, vocal coach a X-Factor, ma innanzitutto cantante e co-fondatore dei Teka-P, gruppo milanese che associa il vernacolo a sonorità decisamente moderne. Personaggio contraddittorio, a metà tra ieri e oggi, che beve succo di pomodoro, ma conosce il dialetto e le storie di Milano e le riversa nelle sue canzoni. Ti investe con le parole, cattura l’attenzione come solo un grande affabulatore sa fare.
Rodini è cresciuto con Ivo Maghini, paroliere del complesso, al parco Lambro, punto di aggregazione giovanile negli anni ’80. Hanno iniziato a suonare insieme da piccoli, ispirandosi a Jannacci, Svampa e tutta la cultura musicale milanese, oltre che al Jazz in generale. Il progetto nasce nel 1998, quando Rodini, entra nella scuola di musica di Mogol: “Quell’anno si parlava di rivisitazione in chiave moderna dei pezzi tradizionali in lombardo e veneto. Ecco così la mia prima canzone in dialetto, Guardie e Ladri, ispirata al padre di un mio amico, ladro di professione nato nella Comasina di Vallanzasca. La proposi a Ivo, a cui piacque tanto l’idea che ci mettemmo a cercare gli altri musicisti”.
Così nacquero i Teka-P, anche se all’inizio non c’era un vero progetto: “Per tre mesi abbiamo provato solo quella canzone”.
A differenza del primo periodo, oggi il gruppo preferisce evidenziare le sonorità rock/blues più che la scelta linguistica, visto che il pubblico giovane considera antiquato il rimando alle tradizioni. Solo il modo di scrivere canzoni è rimasto lo stesso: “Ci riuniamo io e Ivo, ci mettiamo al pianoforte e non usciamo mai senza almeno un’idea. Abbiamo un feeling straordinario, pur essendo delle persone molto diverse”.
Grazie alla grande musicalità del dialetto, parole e musica non sono mai slegati: è il caso di Anca l’anca – storia autobiografica della connessione tra malessere spirituale e fisico, dove il primo viene superato, ma il secondo resta a ricordarlo – di Tre pess – nata dalla constatazione che nell’inquinatissimo Lambro ci sono ancora i pesci – e soprattutto di Tiketitaketitak, che sfrutta, appunto, modi di dire e scioglilingua per creare una sorta di accompagnamento vocale.
Musicalità certo, ma anche citazioni e omaggi ai grandi del passato. “Dopo Anca l’anca, abbiamo suonato al MilanoFilmFestival davanti allo Strehler e abbiamo improvvisato Ma mì sotto al diluvio”. Rodini sottolinea spesso che a spingerli a scegliere il dialetto è la sua musicalità: “Il nostro dialetto deriva dalle lingue di quelli che nei secoli ci hanno occupato e si presta molto ad essere cantato. Ribadiamo che la nostra è una scelta stilistica e non politica: semplicemente non ci va, come Teka-P, di scrivere in italiano. Un po’ come per il Gramelot di Fo, la musica basta a far arrivare il senso, senza bisogno di tradurre i testi. Subiamo, però, una sorta di razzismo al contrario: ci bollano come campanilisti, o peggio leghisti. Ma, lo ripeto, non c’entriamo nulla con la Lega”. Del resto, il gruppo non vuole certo parlare della Milano che fu: “Credo che il dialetto sia scomparso per una questione di marketing: la politica milanese vuole promuovere una città cosmopolita, che si accosti al modello di metropoli europea. E come dargli torto? Milano è in continuo cambiamento, ha ritmi frenetici e questo porta a una perdita più o meno rapida delle tradizioni. Basti pensare alle leggi in vigore fino a qualche anno fa. Una, ad esempio, imponeva come punto più alto di una costruzione l’altezza della Madunina (103m), così quando si costruì il Pirellone si piazzò una statua di Maria in cima - Negli spettacoli raccontiamo ciò che diciamo nella canzone. Singolare è che a Roma non sia servito: al The Place avevamo distribuito dei volantini con la traduzione dei testi, ma i ragazzi non li hanno nemmeno guardati, a riprova del fatto che la musica ha un linguaggio universale, arriva anche a chi non comprende le parole dette.”