
"Amor che a nullo amato amar perdona..."
Il quinto Canto dell'Inferno, il più conosciuto, per certi versi il più bello perchè più coinvolgente. E, senza offese per la prof. Di Gregorio, ma recitato da Benigni nello scenario che offre La Civitella è tutta un'altra cosa. Altra atmosfera ovviamente, la poesia torna poesia e non una serie di parole accostate di cui bisogna imparare il senso. L'intero canto sembra persino moooolto più corto rispetto a quando bisogna studiarlo.
E prima delle emozioni, il comico ci ha regalato un'ora più "benignana", ricordando e commentando a modo sui gli eventi politici dell'ultimo anno. Vi lascio immaginare.
Ma tra una risata e un'altra non sono mancati i commenti seri, come quando ha ricordato che l'unica cosa che ci accomuna tutti è che siamo tutti diversi tra di noi. E' un concetto banale, disarmante per la sua semplicità, ma mi ha colpito. Passiamo la nostra vita a cercar di essere accettati dagli altri, mutiamo persino i nostri atteggiamenti pur di non sembrare "strani"...eppure il nostro mistero, per dirla alla Benigni, è proprio il fatto che dopo di noi non ci sarà nessuno uguale. Scontato? forse.